A PROPOSITO DELLE “DIETE”

Già Douyon nel 2002 (184) aveva dimostrato che le diete restrittive classiche causavano rallentamento tiroideo e Lechan nel 2006 (185) invece che le diete con un apporto calorico normale ne stimolavano il funzionamento.

Ciò è simile a ciò che accade in presenza di uno stress prolungato che infatti può far partire in automatico una serie di reazioni nell’organismo tra cui quella della diminuzione della temperatura del termostato corporeo tiroideo con rallentamento del metabolismo e l’aumento della scorte di grasso.

Come già aveva scoperto quasi cento anni fa il pioniere degli studi sullo stress H.J.Selye, la reazione da stress è aspecifica, cioè parte con gli stessi meccanismi qualunque sia lo stressor. Ma se già un qualunque stressor prolungato viene “interpretato” dal corpo come un possibile allarme di carestia (aumentando la fame e diminuendo i consumi) cosa accade invece quando lo stress deriva da una reale penuria di cibo?

Voi direte “e chi se ne frega! Il nostro problema è proprio l’opposto: c’è troppo cibo mica penuria! Altrimenti non saremmo grassi.” Eppure proprio chi è sovrappeso si ritrova spesso nella vita a dare messaggi di possibile carestia al corpo attraverso le cosiddette “diete” moderne.

“ la dieta funziona, basta non avere appetito” (320 pag 85)

La parola dieta ha origine nel passato e significava tutt’altro di quello che gli si attribuisce oggi. Con la parola greca “diaita” e quella latina “diaeta” si intendeva uno stile di vita di tutti i giorni e di tutta la vita orientato all’attenzione e consapevolezza dell’ alimentazione, dell’attività fisica (compresa la soddisfazione sessuale) e dei problemi in generale.

Oggi invece per “dieta” si intendono alimentazioni ipocaloriche in cui vengono inviati messaggi estremamente stressanti per il nostro corpo perchè simili a quelli inviati dalle carestie in cui:

  • si mangia molto meno (come le carestie in cui c’è poco cibo);
  • variando brutalmente la tipologia di cibo: vedasi la dieta del minestrone, della banana, delle proteine (come nelle carestie in cui si mangia ciò che c’è);
  • di solito indirizzandosi ad alimenti sgraditi oppure ripetitivi come solo carne, solo verdure, solo carboidrati…. (come nelle carestie o in previsone di esse che ci si abbuffa anche di cose assurde e sgradite pur di fare scorta);
  • aumentando notevolmente l’attività fisica di colpo (ginnastica) incuranti dei dolori fisici da affaticamento e infiammazione (come nelle carestie in cui ti metti di colpo in marcia per cercare cibo e poco ti importa se ti senti stanco e con il male ai piedi)

Tutte queste caratteristiche delle “diete” fanno perdere velocemente molti chili (come nelle carestie) e finita la dieta ci si abbuffa più di prima recuperando i chili con gli interessi come se ci si dovesse preparare per la prossima carestia (come nelle carestie). Alla fine ci si ritroverà grassi più di prima e profondamente tristi. L’unica cosa che ci consolerà e darà speranza sarà il ricordo di come all’inizio si fosse riusciti a perdere veramente in maniera miracolosa dei chili (che ricordate non vuole dire affatto dimagrire di grasso). E allora si ripartirà alla ricerca di un’altra dieta miracolosa, che faccia rivivere quel periodo iniziale d’ illusorio successo, come un tossicodipendente va alla ricerca della dose perchè l’associa ad un paio di ore di benessere che lo sollevi dal malessere causato dall’astinenza alla droga stessa!!

Già nel 1984 c’erano le prove che le diete restrittive ipocaloriche portassero a risultati finali controproducenti (336). La ricerca di R.Leibel e J. Hirsch condotta su persone fortemente obese dimostrò che il dimagrire nelle diete restrittive :

  • riduceva i livelli di ormone tiroideo rallentando anche del 25% il metabolismo basale (in particolare si riduce la funzionalità dell’ormone T3 che normalmente permette lo smaltimento del grasso delle cellule adipose portando “inspiegabilmente” al blocco del dimagrimento);
  • il cervello abbassava il dispendio calorico durante l’attività fisica rendendo meno efficace la ginnastica;
  • incrementava in maniera smodata la fame.

A questo punto non dovrebbe più stupirvi se a fine 2010 in Francia l’Agenzia per l’Alimentazione ha concluso che le 15 principali diete dimagranti in uso falliscono nel 80 % dei casi nell’arco del primo anno, nel 94% dei casi in 2 anni e tenetevi forti

falliscono nel 100% dei casi dopo 5 anni!! (212 pag 79-80)

Questi dati sono in linea con quanto già documentato quasi 10 anni prima nel 2001 quando si eviedenziò negli USA che dopo 4.5 anni dal completamento di una dieta ipocalorica si recuperava in media il 97% del peso (190).

L’alternativa alle “diete” moderne non è di sicuro mangiare qualunque schifezza in qualunque momento ed in qualunque quantità…….ma

  • scegliere sempre cibi di qualità poco lavorati e più naturali possibile (la mela intera al posto del succo di frutta);
  • fare pasti completi sempre di proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali minerali e fibre;
  • rispettare una alimentazione varia;
  • curare anche lo stress, la funzionalità intestinale, il corretto movimento fisico.

La prossima volta vedremo il ruolo del respirare dal naso piuttosto che dalla bocca per il dimagrimento.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

184 Lechan, R.M. Et al “the TRH neuron:a hypothalamic integrator of energy metabolism” 2006 Prog. Brain. Res. 153

185 Douyon,L. Et al “Effect of obesity and starvation on thyroid hormone, growt hormone, and cortisol secretion” 2002 Endocr. Metab. Clin. North. Am. 31.

320 Matteo Pacini“Dipendenza da cibo” 2010. Caravaggio Editore. Sintetico e densissimo libro dello psichiatra Pacini che analizza l’appetito alla luce della sua esperienza con le tossicodipendenze.

336 R.L. Leibel, J. Hirsch “Diminished energy requirements in reduce-obese patients”. 1984 Metabolism

212 J.P. Zermati, G.Apfeldorfer “Bugie, dieta Dukan e altren sciocchezze” 2013 Rizzoli. Due autorevoli medici tracciano la storia e le debolezze delle diete più famose.

190 J.W. Anderson et al “ Long term wight loss maintenance: a meta-analysis of US studies” 2001 Am. J. Clin. Nutr N°74